Caos tra i medici per i vaccini ai pazienti fragili

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Caos tra i medici per i vaccini

Caos tra i medici per i vaccini. E’ quanto accade in Campania dopo la comunicazione del Governatore Vincenzo De Luca di lunedì scorso. Il presidente della Regione aveva annunciato, e ribadito 24 ore dopo, che i pazienti appartenenti alle categorie fragili dovevano rivolgersi ai medici di base. Questi ultimi li avrebbero nella piattaforma attiva da oggi.

Per questo, medici di base presi letteralmente d’assalto da famiglie che hanno in casa pazienti ‘fragili’. Famiglie che chiedono di poter aderire alla campagna vaccinale contro il Covid. Nel giorno in cui si apre la piattaforma della Regione Campania per le adesioni, non mancano i problemi a iniziare proprio dai medici di base. Professionisti chiamati ad effettuare la registrazione sulla piattaforma. Tra loro c’è chi non ha ancora ricevuto il link di accesso e le credenziali.

C’è chi dice di non poterlo fare perché oberato dal lavoro ordinario. A ciò si aggiungono la vigilanza sui pazienti positivi in osservazione domiciliare. Inoltre le numerose chiamate da parte di chi ha effettuato il vaccino AstraZeneca, l’inserimento in piattaforma degli ultra 70enni. ”Perché – sottolineano i medici – molte persone anziane da sole non riescono a fare la procedura e si rivolgono a noi”. C’è anche chi è pronto a rimboccarsi le maniche ”perché noi siamo sempre dalla parte del paziente”. La categoria di quelli disponibili, però, non lesina critiche alla Regione Campania per le modalità.

Caos tra i medici per i vaccini. I camici bianchi puntano in particolare il dito contro il modus operandi che prevede che il paziente fragile si rechi personalmente allo studio, che legga e firmi le 5 pagine di consenso informato. Inoltre, che il medico illustri gli eventuali effetti collaterali del vaccino e che proceda poi all’inserimento di tutti i dati e della anamnesi del paziente. Una procedura che – affermano i medici – richiede almeno 20 minuti per paziente. Ci sarebbe quindi un via vai negli studi medici che potrebbe aumentare il rischio di contagio. ”Così si offende la dignità del medico, noi non siamo impiegati – è il coro unanime dei medici di base – questo è un lavoro da amministrativi, da Caf. Noi dobbiamo curare i pazienti”. I medici ritengono che sarebbe stato molto più pratico e rapido se il loro compito fosse stato quello di fornire alle Asl gli elenchi dei pazienti fragili con l’indicazione della patologia.