Reclusione e multe per la violazione norme anti-contagio

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Reclusione e multe per la violazione norme anti-contagio

Reclusione e multe per la violazione norme anti-contagio. Le pene per chi viola le norme anti-contagio sono severe e non ammettono attenuanti. Sono previste multe salate e rischierà il carcere chi violerà le norme previste dai Dpcm nazionali. La maggior parte dei divieti, infatti, come quello di non indossare la mascherina, vengono puniti con una sanzione amministrativa. Invece, continua a rischiare il processo penale chi viola il divieto assoluto di quarantena per chi è risultato positivo al virus. Il reato è punito con l’arresto da 3 a 18 mesi e con l’ammenda da 500 a 5.000 euro. Ed in questo caso non è consentita l’estinzione tramite il pagamento di una somma di denaro.

Falsa autocertificazione

Attestare falsamente di doversi spostare per motivi di salute, per esigenze lavorative o per altri stati di necessità è reato. Integra di fatto il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Con il Covid non si scherza. La pena va da uno a sei anni di reclusione. È previsto l’arresto facoltativo in flagranza e la procedibilità è d’ufficio. Ciò significa che chiunque può segnalare i casi di cui venga a conoscenza e far scattare così automaticamente il procedimento penale. A questo reato si aggiunge anche la fattispecie di cui all’articolo 650 del Codice penale. In questo caso si punisce con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro chi viola i provvedimenti che vietano di spostarsi senza motivo.

I pubblici ufficiali hanno l’obbligo di denunciare i reati procedibili d’ufficio di cui vengano a conoscenza. Se non lo fanno rischiano l’imputazione per il reato di omessa denuncia, punito dall’articolo 361 del Codice penale. Sono pubblici ufficiali, oltre alle forze di polizia e armate anche i vigili del fuoco e urbani, i magistrati nell’esercizio delle loro funzioni, i notai ma anche i medici ospedalieri. Tutti possono segnalare i casi sospetti e far attivare le verifiche. 

Reclusione e multe per violazione norme anti-contagio: l’isolamento

Chi ha febbre, tosse e altri sintomi associati al Covid-19 e non si mette in quarantena rischia. Di fatto, oltre all’imputazione per violazione dei provvedimenti dell’autorità, un processo per lesioni o tentate lesioni volontarie. Se dovesse infettare persone anziane o comunque soggetti a rischio causandone la morte, l’imputazione potrebbe trasformarsi in omicidio doloso pena la reclusione non inferiore a 21 anni. Infatti in questo modo si accetta il rischio di contagiare altre persone, causandone lesioni o, nei casi più gravi, la morte. La condotta è punita a titolo di dolo eventuale.

La stessa pena si applica a chi ha avuto contatti con persone positive e continua ad avere rapporti sociali o lavorativi. Stessa pena per chi non avverte le persone con le quali si hanno avuto contatti negli ultimi giorni, causando il rischio di diffusione del virus. Il reato di lesioni superiori a quaranta giorni di malattia è procedibile d’ufficio ed è punito con la reclusione da tre a sette anni. Vanno dal tentativo di lesioni e/o di omicidio volontario se si viene a contatto con soggetti fragili o a rischio fino all’omicidio volontario se ne deriva la morte.

Emergenza sanitaria e diritto penale

Quando le situazioni di pericolo aumentano, il diritto genera le cosiddette norme cautelari di condotta, che hanno la funzione di contenere il rischio entro limiti socialmente accettabili. Queste regole, in generale, possono essere scritte e non scritte. Quelle non scritte si affidano alla diligenza e alla prudenza di ciascuno, quelle scritte possono essere contenute in leggi, regolamenti, decreti, ordini e discipline.

Nel diritto penale l’inosservanza delle cosiddette norme cautelari di condotta è un requisito oggettivo della colpa. La loro violazione può far scattare la responsabilità colposa appunto. Questa è la funzione dei decreti emergenziali, che in periodo di pandemia si susseguono per cercare di prevenire il pericolo che le condotte umane possono generare. Dove le regole cautelari non scritte sembrano non bastare, interviene la mano del legislatore. Quelle che sembrano mere raccomandazioni servono in concreto a delineare i confini della colpa. Molte violazioni, ad esempio, potrebbero portare alla contestazione del reato di epidemia colposa, previsto dall’articolo 452 del Codice penale.